ABACO
A CURA DEL "GRUPPO ESPERIMENTI ARCHITETTONICI"
13 puntate

Delusioni Biennali

Cammino verso una architettura


Lunedì 29 Ottobre 2012

Tredicesima biennale dell'architettura. Venezia. La mostra occupa come di consueto numerosi luoghi, ma a farla da padrone sono i Giardini e l'Arsenale dove, da anni, il più bel pezzo di architettura in mostra è sempre lo stesso: il padiglione dei paesi nordici di Sverre Fehn. Qualcosa vorrà pur dire.

Il tema scelto da David Chipperfield è Common Ground. Il terreno comune che unisce architetti, costruttori e ovviamente la società tutta. Protagonisti della scena architettonica e dell'urbanizzazione, legati per necessità eppure sempre più distanti tra loro. L'architettura, infatti, non può più essere una disciplina di pochi e singoli talenti, ma deve diventare un patrimonio comune, in cui molteplici idee trovano punto di equilibrio nella tensione ad un obiettivo comune: essere a servizio dell'uomo, dell'ambiente che lo circonda e soprattutto imporre un responsabile utilizzo delle risorse. In fondo collaborazione e dialogo sono i vincoli scelti dal direttore per la mostra, mettendo in scena una serie di progetti che aspirano ad essere in grado di rispondere alle reali necessità dei cittadini. Solo soluzioni concrete. Come i problemi. La mostra, a tratti, si concentra sui malanni dei continenti, per lo più europeo, sulla vetustà e sull'abbandono del patrimonio edilizio.

Proseguendo nella passeggiata veneziana, ci imbattiamo nel giapponese Toyo Ito che interpreta il senso di common ground, sottoponendo un'architettura impossibile in un territorio devastato dallo tsunami del 2011. Sotto i nostri occhi appare uno scenario apocalittico in cui sorgono case senza grosse pretese ma nate dall'incontro di architetti e cittadini, uniti per ricostruire. Questo ci rimanda ad un altro tema fortemente sentito all'interno della mostra che è quello dello sfruttamento del territorio e delle sue risorse, problematica a cui sempre più si affacciano molteplici discipline, decisamente allarmate dal costume degli ultimi anni circa il consumo di suolo che come ben sappiamo non è una risorsa illimitata. Il padiglione tedesco, in proposito, mette in mostra le virtù del suo paese e dei suoi governanti, con gigantografie di progetti, realizzati per lo più con il del patrimonio edilizio esistente.

Una delle più impressionanti installazioni, decisamente non convenzionale, è quella della Russia, in stile prime navicelle spaziali o cupola del pantheon in chiave modernissima, scegliete voi. Roba da rimanere a bocca aperta per lo stupore. Le signorine all'entrata, dopo averti dotato di un tablet, ti invitano a scansionare i codici QR che ti circondano dalla testa ai piedi e magicamente appaiono sullo schermo i progetti della I-city, la città dell'Innovazione, Skolkovo, luogo di scienza e innovazione, a cui parteciperanno tutte le archistar del momento. Una seconda stanza ripropone un universo stellare a cui avvicinarsi e sbirciare. Le stelle nascondo dietro di sé foto di vecchie città sovietiche create durante la guerra fredda per ricerche scientifiche. Segrete e invisibili. Emozionante. Tra gli altri problemi evidenziati troviamo, ovviamente, quello della crisi economica mondiale dei nostri giorni. Il lavoro portato dal padigione degli Stani Uniti, sotto lo slogan del presidente Obama, yes we can, nasce e si sviluppa proprio dalla recessione economica. All'interno di Spontaneous Interventions, tirando giù come una carrucola col suo cestino parole significative che rimandano tutte al tema principale, si possono scoprire 124 progetti spontanei, ideati da semplici cittadini; proposte venute dal basso per migliorare il luogo stesso in cui vivono. Sono loro i protagonisti delle loro abitazioni. Sono le persone comuni a portare soluzioni di funzionalità e sicurezza nei luoghi in cui vivono quotidianamente. Per cui chi meglio degli stessi abitanti potrebbe interpretare le loro necessità? Oggi sembra un'ottima alternativa ai tradizionali metodi urbanistici, dati gli scarsi risultati ottenuti negli ultimi quarant'anni. Come dar torto a chi cerca di migliorare la qualità della propria vita autonomamente, quando coloro che ne hanno l'onore e l'onere hanno smesso da tempo i panni eroici dei loro predecessori? Un tipo di attivismo inedito per la collettiva Europa, ma almeno realmente interessato ai problemi dei cittadini d'oltreoceano.

E a casa nostra? L'allestimento del padiglione Italia si rivela un giardino di 800 mq con una moltitudine infinita di piante, una passeggiata tra un bosco di piante autoctone che stanno scomparendo portando la riflessione sulla cura che abbiamo noi italiani del bel paese. Il progetto di Luca Zevi descrive, attraverso la ricostruzione del naturale, tutto il territorio italiano. Boschi, pascoli e agricoltura erano e sono ancora il nostro paesaggio, ma oggi rischiano di scomparire per sempre a causa di una indiscriminta urbanizzazione. Frutto di interessi privati e burocrazie non rispettate. Dopo la dovuta pausa di riflessione, dopo tutta la carrellata di padiglioni, dopo tutte le installazioni, una domanda sorge spontanea. La mostra del direttore David Chipperfield ha davvero tenuto fede al ruolo intenzionata a svolgere? Davvero l'architettura in questo caso è riuscita a farsi avvicinare dal pubblico o rimane, ancora una volta, appannaggio di pochi addetti ai lavori? La seconda opzione sembra nuovamente la più veritiera. Fatte salve alcune esposizioni, non tutte spiegavano con un common language il loro significato, sembravano piuttosto criptiche e più affascinanti dal punto di vista visivo che concettuale. Gli architetti sembrano ancora lontani dal volere e potere farsi capire. Purtroppo.

Un appendice degno di nota che è impossibile non menzionare è la trovata dei piccioni colorati in piazza San Marco, contro cui hanno sollevato tumulti, che sembrano essere davvero insensati, i soliti animalisti, troppo animalisti. Arte? Forse genio. Colombi blu cobalto, rosso cremisi, giallo canarino girano per le calli. Non una semplice provocazione da parte degli artisti Julian Charriere e Julius von Bismark. Ed è tutto racchiuso nel titolo della performance, Some pigeons are more equal than others. Altro che Common Ground.

Testo di: Annamaria Buonavoglia

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Saverio Massaro il 4 gennaio alle 23.18
Anche Federica Russo la pensa allo stesso modo, ne parla in questo articolo su PressTletter dal titolo: "13a Biennale di Venezia versus 5th IABR: 0 a 1" , riferendosi alla Biennale olandese concorrente. Qui li link:
http://presstletter.com/2012/12/13a-biennale-di-venezia-versus-5th-iabr-0-a-1-di-federica-russo/
Utente Facebook
Saverio Massaro il 29 ottobre alle 17.16
Segnalo un evento interno alla Biennale, il Walk Show, conversazione itinerante organizzata da Urban Experience e condotto da Carlo Infante.
Si terrà il 10 Novembre alle 17.00
http://www.urbanexperience.it/eventi/corviale-alla-biennale-di-architettura-di-venezia-walk-show-nel-common-ground/
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