ABACO
A CURA DEL "GRUPPO ESPERIMENTI ARCHITETTONICI"
13 puntate

Abitare mediterraneo

Identità e radici


Sabato 3 Marzo 2012

La lezione di Azuma
In una bellissima intervista concessa all'amico Philippe Daverio, l'artista giapponese ripercorre le tappe della sua vita cercando di spiegare i motivi della scelta di dedicarsi all'arte all'indomani della sconfitta del Giappone nella seconda guerra mondiale.
L'impero nipponico chiuso e rivolto gelosamente su se stesso, vive nell'illusione dell'infallibilità del proprio imperatore e lascia senza fede l'ultimo dei kamikaze. Perduta la propria ragione di vita, il giovane Azuma cerca affannosamente di ricostruire se stesso cercando una nuova verità che possa colmare il vuoto lasciato dal fallimento di quella precedente. Questa volta non è un nuovo assolutismo cui sorreggersi, bensì una ricerca che si protrae all'infinito, ma accompagnata da una promessa: la continua scoperta che, pur non consentendo il raggiungimento della verità, sarà carica di frutti ed essa stessa la ragion d'essere di una vita. Intrecciata alla vicenda umana è quella dell'artista che comincia allievo di Marino Marini presso l'accademia di Brera, a Milano. Azuma è assetato. E' bravo. Dotato di una tecnica eccellente diviene assistente personale del maestro presso il suo studio. Manca però qualcosa nei suoi lavori. Manca l'anima di Azuma. Il maestro lo ammonisce, spronandolo a cercare nelle proprie radici le ragioni della ricerca. Marini gli fa notare come la sua arte è chiaramente pregna della cultura di cui è figlio: "Io sono un etrusco Azuma, tu, invece, sei un giapponese".
Inizia così un periodo di frustranti tentativi per affrancarsi dallo stile del maestro quando, un giorno, mentre trasporta le assi di faggio di una cassetta per la frutta, inciampa facendo cadere tutto davanti a se. Istintivamente Azuma fa il calco di quel disordinato disporsi di elementi.
Nasce la sua prima scultura. Osservandola attentamente comprende. Si è imbattuto nei suoi antenati. Come in un racconto Zen il pensiero alla base della sua civiltà si manifesta al piccolo artista giapponese in un episodio che egli non vede casuale proprio perché quotidianamente plausibile. Nell'accettazione di questa casualità apparente Azuma riconosce le proprie radici e intraprende la sua personale ricerca che lo porterà ad essere uno dei più importanti esponenti della scultura contemporanea.
La lezione che apprendiamo da questa testimonianza è altissima. Non si può pensare di vivere una vita piena ignorando la cultura in cui siamo stati allevati. Non si possono affrontare le sfide del nostro tempo senza rivolgere lo sguardo alle nostre radici. E le nostre sono radici poderose, sono la culla in cui è nato il pensiero occidentale. Sono radici millenarie. Sono radici Mediterranee.


Mediterraneo
Il Mediterraneo è per definizione un luogo di contaminazione. Del resto l'etimo stesso del nome, reìn, scorrere, indica il fluire quale condizione di chi vi abita. Un fluire fatto di frammenti di conoscenze e costumi che navigano sulle sue acque, in cui ognuno prende e lascia il proprio contributo senza eccezione alcuna. Con una bellissima metafora, quella dell'arcipelago, Massimo Cacciari riesce ad evocare lo spirito di questa condizione. L'Europa tutta è assunta come arcipelago fatto di isole ben distinte, ognuna con il suo territorio e le sue sfere d'influenza. Combattere, commerciare, conoscere, attraverso il mare, sono azioni che tutte le civiltà-isole compiono nel tentativo di rompere l'isolamento e confrontarsi con le altre. Questa dinamica identifica il carattere del Mediterraneo. Al punto che il mare, prende nome proprio di persona. Tàlassa, Mare Nostrum, Mediterraneo, identificano esclusivamente quel mare, quelle coste, quegli orizzonti. A differenza di Pèlagos, che rappresenta la distesa infinita dell'ignoto al di là delle colonne d'Ercole.


Il paesaggio mediterraneo
Il nome proprio di Mediterraneo scaturisce dalla necessità di assegnare una identità univoca ad una stratificazione di elementi e di vissuti che insieme possono definire solo quel paesaggio. Poiché non esisterebbe paesaggio senza un'intelligenza emotiva che lo riconosca, il mediterraneo e i suoi abitanti sono indissolubilmente legati tra loro. Ciò che noi chiamiamo paesaggio, infatti, non può essere confuso con ciò che chiamiamo natura. La natura è qualcosa che sussiste di per se. Il paesaggio è una necessità umana. La necessità umana di assegnare significati ai luoghi. Di qualsiasi tipo: estetici, storici, sociali, emotivi.
Abitare nel mediterraneo, dunque, significa abitare un paesaggio in cui noi, popoli mediterranei, siamo in grado di riconoscerci. Indissolubilmente legata al mediterraneo è la consapevolezza di far parte di un territorio dove la contaminazione è una ricchezza, una risorsa, uno stile di vita. L'incontro con lo straniero, il barbaro, non impone un necessario difendersi, anzi, al contrario, l'accoglienza è per gli antichi greci un obbligo sacro. Abitare nel mediterraneo significa abitare un paesaggio dove le pietre parlano di incontri.


Accoglienza
L'atto del ricevere, dell'adunare presso di se. Per gli esseri umani l'accoglienza impone anche una dimensione di partecipazione affettiva, positiva, verso chi è accolto. A ben guardare però, l'accoglienza non è una prerogativa umana.
O meglio, dalla prerogativa umana dell'accoglienza, scaturisce il genotipo comune di qualsiasi architettura. Cinema, teatri, palazzi, chiese, case, industrie, negozi, stazioni. Qualsiasi manufatto umano è pensato per soddisfare un preciso bisogno. Non meno per funzionare, per dirla alla Le Corbusier, affinché le attività umane che devono svolgersi in quell'architettura lo possano fare nel miglior modo possibile. Non è forse vero, però, che ognuna di queste architetture deve in ogni caso accogliere i suoi fruitori? Possiamo affermare, quindi, che qualsiasi architettura ha come compito primigenio quello di accogliere l'essere umano; e la misura umana dell'accoglienza nasce nell'architettura della casa quale risposta al primo bisogno dell'uomo che segna il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale: l'abitare.


Stefano Buonavoglia

Santuario San Nicola All'Ofra, Matera.

Utente Facebook
Prince Dome il 3 marzo alle 10.52
bell'articolo, interessante anche la foto scelta, tipica poi di paesaggi tipici nostri che rievocano a grande titolo quanto descritto nel testo. complimenti....interessante l'analisi fatta sul concetto di mediterraneo e di accoglienza. profondi e corretti. complimenti
I commenti rappresentano le opinioni personali dei lettori di AltamuraLife e non dell'editore o degli autori.
Facebook:
L'indirizzo email è necessario per attivare e pubblicare il messaggio.
Rispetta il regolamento e scrivi in minuscolo.
PIU' LETTI DALLE RUBRICHE:
RUBRICHE AGGIORNATE:

santuario san nicola all ofra matera
Feed Rss
ABBONATI GRATIS FEED RSS + NEWSLETTER + SMS

CONTENUTI CORRELATI
Altamuralife Magazine è una testata giornalistica registrata. Direttore responsabile Francesco Dipalo